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Cos’è il Rebranding.

24 Febbraio 2019

Quando si parla di rebranding si pensa subito al cambio radicale del logo di un’azienda.
Ma che cos’è in realtà questo processo? E che cosa comprende?


Il rebranding è il cambio, o meglio, il restyling dell’immagine coordinata aziendale. Ovviamente questa fase include anche il cambio del logo, ma si tratta proprio di un cambiamento dell’intera immagine dell’azienda, i prodotti e il modo in cui vengono presentati, i font e addirittura, in alcuni casi, anche il nome stesso di questa.

E’ importante sapere che quando si parla di rebranding è essenziale conoscere il settore di mercato su cui si sta lavorando e questo perché esistono aziende che sono basate su idee precise di tradizione e stabilità, mentre la chiave di successo di altre è proprio la dinamicità dei cambiamenti che scelgono di seguire.
Conoscere il target e le necessità di un’azienda sono infatti elementi importanti per un buon rebranding.
Sono tantissime le motivazioni per le quali un’azienda decide di rinnovare la propria immagine.

Un esempio pratico è la Apple. In questo caso l’azienda opta il rinnovo del marchio per una questione di moda. Sono numerosissimi i brand che rinnovano ciclicamente il proprio marchio in base alle tendenze del decennio. C’è da dire che non sempre questa strategia funziona. E questo perché il rinnovo dell’immagine aziendale potrebbe compromettere un’immagine già solida che era stata creata in precedenza.

Un altro caso per le quali le aziende optano per un rebranding è quando si arriva alla bad reputation, ovvero, ad avere una cattiva reputazione.
Questo succede quando si sbagliano una serie di strategie di marketing, di produzione, gestione dei prodotti o quando si arriva ad un fallimento, avere rapporti non raccomandabili e quant’altro.
In questo caso un buon rebranding può corrispondere ad un cambiamento coerente dell’azienda stessa e risollevarla dalle ceneri.

Casistica più comune sono anche le fusioni, acquisizioni o le scissioni fra aziende. Ognuno dei tre casi presenterà necessità diverse per quanto riguarda un potenziale restyling.
Per esempio, nei casi di fusione tra aziende, di solito di sceglie di mantenere parte dell’immagine di entrambe, mentre in un caso di acquisizione si opta per mantenere prioritaria l’immagine dell’azienda che ha acquistato.

Infine, ci sono casi come Starbucks, in cui l’azienda non vuole semplicemente cambiare immagine ma proprio l’approccio aziendale.
In questi casi il rebranding è davvero necessario, perché in certe situazioni all’interno del logo sono presenti elementi o payoff che in un qualche modo limitano l’immagine dell’azienda stessa.

Non è mai detto che il risultato sarà ottimale. Un esempio pratico è Ikea: il logo è rimasto invariato graficamente ma si ha optato per un cambio font (da un “Futura” ad un “Helvetica”). Questo scatenò qualche protesta, ma nonostante ciò Ikea non è mai tornata sui suoi passi.

In conclusione, fare rebranding è importante, nonostante il mondo del marketing sia pieno zeppo di esempi positivi e negativi. Sta all’azienda e a noi Graphic Designer decidere che cosa cambiare e che cosa migliorare, puntando sempre al massimo.